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La morte di Gabriele. Servono investimenti nelle infrastrutture: neppure la Riforma del Codice della Strada basta

Sabato, 18 Maggio 2019 19:00

di Alessandro Di Stefano

 

«Sono nel tratto più brutto. Spero che non mi mettano sotto, sennò addio vita». L’audio Whatapp del 15enne Gabriele Raffa è stato l’ultimo prima che il 15enne bergamasco venisse investito a Treviglio, in provincia di Bergamo, il 5 maggio. È morto quattro giorni dopo. L’ennesimo decesso che denuncia l’emergenza sicurezza sulla nostre strade, dove l’utente attivo è purtroppo ancora utente debole. La Riforma del Codice della Strada verrà votata in giugno alla Camera come vi abbiamo ricordato pochi giorni fa con l’intervista al deputato Diego De Lorenzis. Ma le norme non bastano, servono le infrastrutture.

 

Nel 2017 i ciclisti vittime della strada sono stati 254 secondo le statistiche Aci-Istat. Lo scorso anno lo stesso dato era diminuito del 7,6%. Calo che non ha certo rassicurato FIAB che ha continuato a chiedere maggiore impegno sia per quanto riguarda le norme, sia per le infrastrutture necessarie alla mobilità ciclistica.

 

Gabriele Raffa è stato investito sulla strada provinciale 472 (in foto), dove da anni si attende la realizzazione di una pista ciclabile. La Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta è stata chiara nell'apprezzare i passi avanti contenuti nel testo unico che riforma il Codice della Strada, dove ci sono novità positive per la bicicletta. «Per le nostre città – ha aggiunto però Alessandro Tursi, il presidente FIAB e vicepresidente ECF - le norme devono affiancare e non sostituire gli indispensabili investimenti sulle infrastrutture ciclabili e la moderazione del traffico».

 

Sulla questione è intervenuto anche il consigliere Nazionale FIAB, Enrico Chiarini. «I proprietari delle strade hanno l’obbligo prima di tutto morale e poi normativo di organizzare lo spazio pubblico affinché ci si possa muovere con livelli di sicurezza adeguati. Il rischio zero non esiste, ma è un orizzonte da inseguire sempre. L’art. 13 comma 4-bis del Codice della Strada – aggiunge - prevede che le nuove strade extraurbane secondarie e locali devono avere, per l'intero sviluppo, una pista ciclabile adiacente purché realizzata in conformità ai programmi pluriennali degli enti locali, salvo comprovati problemi di sicurezza. Le strade esistenti - continua Chiarini - sono invece escluse da tale obbligo. Perché? Forse per problemi di spazio, perché realizzare una pista ciclabile richiede dimensioni che potrebbero anche non esserci. Forse per problemi economici, perché fare una pista costa. Domandiamoci allora cosa possa fare ciascuno di noi per dare spazio alla vita, e non alla morte, sulle strade».

 

Lo spazio si trova sempre quando si tratta di parcheggiare un'auto. Anche sui marciapiedi se serve. E per salvare una vita umana

 

Ultima modifica il Sabato, 18 Maggio 2019 18:54