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Rimborsi chilometrici: dove in Europa si punta sul bike to work?

Giovedì, 13 Aprile 2017 17:30

Cresce il numero di paesi in Europa che incentivano il bike to work coi cosiddetti rimborsi chilometrici. Un manciata di euro, a seconda delle distanze  pedalate: in Belgio, ad esempio, sono 0,23 i centesimi che i lavoratori in bicicletta guadagnano ogni mille metri. Un bottino che ingrossa le tasche oramai del 9% della forza lavoro di tutto il paese. Oltre 400mila i belgi, secondo quanto riporta ECF, che usufruiscono di questi incentivi economici.

 

Ma l'Europa del rimborso ciclabile al bike to work non è fatta soltanto di esempi virtuosi. A ostacolare infatti la diffusione della mobilità dolce negli spostamenti quotidiani casa-lavoro non compare soltanto l'abitudine all'auto dei cittadini. Secondo i calcoli della Commissione Europea l'utilizzo dell'auto aziendale, in termini di incentivi all'acquisto da parte delle imprese, costerebbe 4,1 miliardi di euro l'anno. Per molto meno il Belgio ha ottenuto un cambiamento d'abitudine di quasi il 10% dei lavoratori, incentivandoli col rimborso chilometrico: 93 milioni di euro il costo sul bilancio.

 

Su binari analoghi a favore del bike to work si è mosso anche il Lussemburgo, dove la recente riforma fiscale ha inserito la possibilità di agevolazioni con l'acquisto di due ruote, sia tradizionali che elettriche. 300 euro la somma che i lavoratori del Granducato potranno dedurre, mentre alle imprese sarà possibile fornire ai propri dipendenti una bicicletta sia per uso personale che per mansioni lavorative. 

 

Ultima arrivata nel 2015, la Francia ha già dato la possibilità alle aziende private di rimborsare i lavoratori per ogni chilometro pedalato. Ancora  allo studio invece il decreto che amplierebbe la platea ai dipendenti pubblici. Unico limite, che renderebbe l'incentivo economico meno appetibile rispetto ai colleghi belgi, rimane il tetto annuo fissato a 200 euro per il rimborso. Una cifra contro cui si stanno già battendo le associazioni bike friendly d'Oltralpe. Diverso ancora il contesto italiano, dove a muoversi non è la politica nazionale, bensì i singoli comuni. Progetti come quello toscano di Massarosa, il primo a metterlo in pratica nel 2015, hanno presto preso piedi sotto diversi campanili.

Ultima modifica il Giovedì, 13 Aprile 2017 17:30